Valentina

Valentina: insegnante di italiano a Istanbul

Valentina Elmetti, 27 anni di Cerveno, in provincia di Brescia, è un’insegnante di italiano laureata in linguistica applicata. È approdata a Istanbul alla ricerca di stimoli nuovi e come tanti ha finito per rimanerci.

Valentina, cosa facevi prima di venire a Istanbul?

Istanbul è arrivata dopo un lungo girovagare per il mondo. Ho sempre insegnato italiano, in Italia e all’estero. In Italia ho lavorato per K-Pax, una cooperativa sociale nel bresciano che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. Il mio ruolo inizialmente era quello di insegnante di italiano e mediatrice culturale. Poi ho preso una pausa e sono volata in Australia, dove ho insegnato italiano in una scuola. Da lì il ritorno in Italia, la discussione della tesi di Master e nel frattempo il ritorno a K-Pax come coordinatrice di un progetto di inserimento lavorativo. In questi anni mi sono Laureata in Scienze del Linguaggio presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e ho fatto un Master in Linguistica applicata, presso l’Università di Amsterdam. Mi ritengo fortunata. Non posso dire di essere scappata dalla crisi economica Italiana, forse più da una crisi interiore.

Cosa ti ha portato a Istanbul?

Istanbul è capitata nella mia vita casualmente. Mentre lavoravo in Italia ho pian piano realizzato che quello che avevo non mi bastava. Ho iniziato a mandare curriculum in giro per il mondo. Una scuola di lingue di Istanbul mi ha contattata e un mese dopo sono arrivata qua, senza sapere nulla di questa città e senza conoscere nessuno, pensando di far un mese di prova. Alla fine sono rimasta e ho da poco festeggiato il mio primo anno in Turchia. Ogni tanto quando ripenso alle drammatiche peripezie dell’inizio ho come la sensazione che Istanbul mi stesse aspettando, o forse io aspettassi lei.

 

Cosa stai facendo adesso?

Ora lavoro in una scuola, dove insegno Italiano a piccoli turchi. Sono molto fortunata: sono riuscita a farmi spazio e svolgere il mio lavoro anche qui. A parte il mio lavoro, con due amiche italiane e un’amica turca, abbiamo fondato ONAR, un’associazione che aiuta le donne straniere a Istanbul tramite diverse attività e iniziative. Inoltre, mi diletto nel canto, sono nel gruppo delle voci “alte” dell’Istanbul International a Cappella Choir e cerco di imparare bene il turco.

 

Qual è la difficoltà più grande che hai incontrato a Istanbul?

Fatico a individuare una difficoltà in particolare. Ci sono molte cose della vita istanbuliota e della cultura turca che mi hanno messo a dura prova. In campo lavorativo credo che l’organizzazione, o forse meglio dire la non organizzazione del sistema turco, sia stata la sfida maggiore. Anche la lingua all’inizio è stata una bella sfida sia nel lato pratico del non capirsi con il barista, il tassista, al negozio di telefonia ma soprattutto da un punto di vista umano di condivisione; arrivare a un livello di conoscenza sempre superficiale di qualcuno di qualcosa mi faceva male. Come dice Ludwig Wittgenstein, “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.” Questa condizione, qui a Istanbul, l’ho sentita molto.

 

Quale la cosa più piacevole?

L’aver capito, o aver l’illusione di aver capito, qualcosa di Istanbul, di aver trovato un accordo, un punto di incontro, un posto per me al suo interno. Credo la cosa più piacevole che mi è successa a Istanbul sia l’aver trovato il mio spazio tra milioni di persone e il caos che la contraddistingue. A mio modo, ho imparato a gestirla. L’essermi data del tempo per gestire la mia vita qui è una grande soddisfazione. Istanbul non è una città comune, non è una città facile dove vivere, ma credo che in qualche modo ripaghi tutti gli sforzi.

 

Qual è il tuo posto preferito a Istanbul?

Adoro il quartiere dove vivo: Beşiktaş. Il posto preferito in assoluto è il tratto lungo il Bosforo che dopo Ortaköy sale fino a Saryer: è il luogo adatto per sfuggire ai quartieri sovraffollati e caotici del centro città, chiarirmi le idee e mettere in ordine i pensieri. Istanbul ti travolge nel suo caos e credo sia importante trovare un posto che ti aiuti a fermarti un attimo e fare un bel respiro. Questo è il mio.

Qual è stata la cosa che più di tutte ti ha sorpreso di questa città?

 Le mille realtà che vi coesistono a livello sociale, la distanza culturale che c’è tra due quartieri geograficamente così vicini, la grande povertà che affianca il lusso e lo sfarzo di una strada parallela. L’essere tutto e nulla allo stesso tempo, l’avere mille anime diverse in sé che in qualche modo, non sempre alla perfezione, coesistono. Un’armonia che è data da ogni pezzetto di questo caos e che se mancasse, non sarebbe lo stesso.

 

 Consiglieresti ad un giovane italiano di trasferirsi a Istanbul?

Credo che Istanbul non sia una città come le altre e che metta a dura prova sotto molti punti di vista. La consiglierei a qualsiasi italiano che abbia fame di umanità, di gente, di cultura, di avventura. Dal punto di vista lavorativo credo che Istanbul offra buone possibilità di carriera, ma anche che, a causa della burocrazia complessa e non sempre chiara, vivere e lavorare qui come straniero, diventi sempre più difficile.

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  1. Alessandra

    Che bella esperienza! Anche a me piacerebbe molto insegnare italiano a Istanbul, se è possibile avere l’indirizzo mail di valentina mi piacerebbe chiederle alcuni suggerimenti…

  2. Maria Giovanna Parisi

    Bellissima esperienza! Io ho fatto uno scambio culturale a Istanbul questo inverno e non potevo scegliere posto migliore.. mi piacerebbe tornare, trovare un lavoro e magari restare li.. ma come tutti i posti penso sia un po difficile trovare un lavoro non saprei da dove iniziare! tu hai consigli? potrei scriverti? grazie per l’attenzione

  3. Imma Esposito

    Ciao Valentina!
    Piacere di conoscerti!
    Mi kiamo Imma e ti scrivo da Sorrento.
    Non so se sei ankora a Istanbul, comunque volevo avvisarti ke un po’ di giorni fa ti ho mandato un email.
    Spero la leggerai.
    Aspetto una tua risposta.
    Grazie mille!

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