Lo Schiavo: un artista italiano a Istanbul

Alcuni dei suoi lavori erano in esposizione al Mixer (Boğazkesen Cad. No:45 Bodrum Kat
Tophane, Istanbul) fino a poco tempo fa. Delle rocce sospese nell’aria, un mare piatto sotto e sopra alcuni dei monumenti piu famosi a livello mondiale. Le foto sono in bianco e nero. Un impatto visivo piuttosto intenso, che subito fa pensare all’impossibile.

Sono le opere di Giuseppe Lo Schiavo, italiano 27enne nato in Calabria, già esposte alla Saatchi Gallery, una delle piu importanti gallerie di arte contemporanea a livello mondiale. Ci siamo incontrati durante il suo soggiorno a Istanbul in occasione della mostra a cui ha partecipato. Ero curiosa di sapere come un giovane artista di 27 anni, al suo secondo anno di carriera, stesse già portando in giro le sue opere per il mondo.

“Ho iniziato producendo fotografie. La mia passione per la fotografia è nata nell’infanzia e da ragazzino lavoravo con uno studio. Poi ho lasciato perdere, non mi andava di fotografare matrimoni. È stato quando mi sono trasferito a Roma che ho trovato nuovi stimoli. Ho partecipato a un concorso in Italia, che ho vinto. Subito dopo il concorso, ho avuto un riscontro molto positivo: hanno iniziato a contattarmi dall’estero. Quando la Saatchi mi ha contattata quasi non ci potevo credere. Da lì in poi l’arte ha iniziato a cercarmi. Prima non avrei mai pensato di farei delle mostre, cercavo l’arte più come metodo espressivo. Adesso sto scrivendo il mio portfolio e le mie opere sono esposte a Istanbul.”

Giuseppe è un architetto, ha studiato all’Università la Sapienza di Roma, dove vive tutt’oggi. Questa è la sua prima visita a Istanbul. Gli chiedo di parlarmi dell’Italia, di Istanbul e dell’Europa.

“Ho ricevuto molte piu attenzioni dall’estero che dall’Italia. Mi hanno chiamato dalla Francia, dalla Russia, Inghilterra, Germania. In Italia hanno iniziato ad interessarsi a me solo di riflesso. Roma non è l’ambiente ideale per un giovane artista. In Italia Torino o Milano possono reggere il confronto con le altre capitali europee. Prossimamente vorrei trasferirmi a Londra. In Inghilterra i giovani artisti sono visti come un potenziale prima di tutto. Anche l’arte è un mercato e investire sui giovani artisti significa proporre delle opere ad un prezzo minore, sapendo che potenzialmente possono acquistare valore nel tempo. In Italia c’è sempre paura del nuovo. Le Gallerie non investono sui giovani artisti, ma preferiscono tenersi sul sicuro e rimanere sul classico.”

Perciò meglio lasciar perdere l’Italia?  Non proprio, ma meglio essere proiettati verso l’estero.

“Ai giovani artisti italiani consigli di non essere vittime del sistema italiano. Consiglio di viaggiare, di andare all’estero. Il consiglio più grande lo darei alle istituzioni italiane che si occupano di arte. Per quanto siano gli artisti a produrre arte, in fondo sono i galleristi che hanno in mano il potere. Sono loro che scelgono cosa funziona e cosa no, gli artisti che andranno avanti e quelli che non avranno futuro. Finché rimaniamo legati ad un’idea di arte corrotta come quella che c’è in Italia non ci sarà spazio per i giovani talenti emergenti. I giovani sono una risorsa.”.

“Lievitazione” è una delle serie del giovane artista. Si tratta di foto contemporanee, come le definisce lui. Spontanea nasce la domanda sul ruolo della fotografia al giorno d’oggi.

“Le mie sono immagini digitali basate su fotografia. La mia è una fotografia più libera, una fotografia estremizzata se si vuole. Quando è nata la fotografia, la gente era sorpresa di vedere la realtà così nitida, una cosa sicura, stampata e impressa nel tempo. Adesso la fotografia è diventata più libera, non necessariamente legataa alla realtà. Io non sono più schiavo della fotografia:  l’arte è un mio mezzo espressivo libero. Io prima le penso le cose e poi le faccio, non sono schiavo della realtà, ma creo. Nella fotografia tradizionale la fotografia non ti appartiene mai completamente. É un momento che tu hai vissuto e tu hai fotografato, ma che non è tuo. Amo la fotografia tradizionale. Amo la fotografia in pellicola. Le mie immagini sono  qualcosa di diverso. Rendono possibile qualcosa di impossibile. La scelta del bianco e nero é una scelta di rimando ad un tipo di fotografia, a quello che consideriamo più autentico. Per adesso un masso che fluttua nell’aria non esiste, ma forse un giorno esisterà.”

Giuseppe sarà presto a Monaco con le sue opere, alla Ingo Seufert Contemporary Photography Art Gallery, dal 21 Novembre al 18 Gennaio. Promette di tornare a Istanbul, perchè “tre giorni sono troppo pochi” e perchè si è innamorato del succo di melograno!

La serie “Lievitation” (Lievitazione), Giuseppe lo Schiavo

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