Tammuriata

La Tammurriata al Circolo Roma

Alessandro Grieco, responsabile attività culturali e area giovani del Circolo Roma, racconta la storia della Tammurriata fin dalle sue origini nell’antica grecia. Il  primo dei suoi seminari di Tammurriata si terrà  il 23 Novembre presso CircoloRoma İstanbul. Per maggior İnformazioni potete contattare e scrivere a: taraksu12@hotmail.com oppure info@circoloroma.com

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di Alessandro Grieco

La tammurriata è una danza tradizionale della regione Campania. Il termine tammurriata, fino a pochi decenni fa, designava solo un repertorio canoro-strumentale, (famosa e’ infatti la canzone ‘Tammurriata Nera’ scritta nel 1944 da Giovanni Ermete Gaeta e Edoardo Nicolardi) mentre attualmente rappresenta una complessa famiglia di balli su tamburo danzati in una vasta zona che va dalla bassa valle del Volturno, il Casertano, l’area circumvesuviana, sino all’Agro Nocerino, il Nolano ed alla costa Amalfitana.

In una più ampia classificazione dei balli etnici italiani, la tammuriata va inclusa nella famiglia della tarantella meridionale, di cui costituisce uno specifico e originale sottogruppo basato sul ritmo rigidamente binario, sulla partecipazione al ballo esclusivamente in coppia (mista e non), su un’intensa dinamica delle braccia, sull’uso di castagnette (nacchere) che, oltre a fornire il ritmo di base, obbliga ad una particolare cinetica di mani, braccia e busto. Il ballo trae il nome dal fondamentale ritmo binario che viene marcato con il tamburo, detto anche tammorra, strumento musicale a percussione. È un grosso tamburo a cornice con la membrana di pelle d’animale seccata (quasi sempre capra o pecora) tesa su telaio circolare di legno, in genere quello dei setacci per la farina, al quale sono fissati, a coppie, dischetti di latta detti cicere oppure cimbale ricavati dai barattoli usati per la conservazione dei pomodori. Altri strumenti possono accompagnare la tammorra e la voce umana, maschile o femminile, che viene modulata secondo tecniche e stili particolari. Questi strumenti sono: il Putipù o Caccavella,(tamburo a frizione), Triccheballacche,(martelli ritmici lignei intelaiati con sonagli), Scetavajasse,(bastone dentato con sonagli metallici strofinato da un bastoncino) Treccia, (costituita da campanelli di bicicletta) Scacciapensieri, Flauto dolce. Tuttavia, nell’accompagnamento della tammurriata, si ritrovano anche l’organetto o la fisarmonica che, seppur non propriamente legati all’originario impianto timbrico-strumentale, costituiscono tutt’oggi strumenti alquanto diffusi nelle pratiche esecutive.

Gli Strumenti della Tammurriata. Da sinistra: Scetavajasse, Triccaballache, Putipu

Gli Strumenti della Tammurriata. Da sinistra: Scetavajasse, Triccaballache, Putipu

Origini della tammurriata

Rappresentazione della danza

Rappresentazione della danza

Le origini della Tammurriata affondano sino al mondo greco. Con la nascita del teatro, a partire dal V secolo A.C., le danze furono schematizzate affinché entrassero a far parte delle sue rappresentazioni. Alcune delle antiche danze, appartenenti o no al teatro, presentavano gesti caratteristici che si ripropongono nella figurazione tematica dell’odierno ballo su tammorra; questi sono testimoniati da citazione letterarie, dipinti, raffigurazioni su vasi, da un’infinità di sculture e bassorilievi disseminati in vari musei del mondo.

Quelli riproposti nell’odierna danza campana sono soprattutto due: il primo è la cheironomia, cioè la posizione assunta dalle mani nel corso del ballo, molto importante poiché attraverso di essa si esplicitano particolari sentimenti ed emozioni; il secondo gesto e il saltare di tipo demoniaco che agita tutto il corpo. Entrambi questi movimenti erano eseguiti dai satiri, adoratori del culto di Dioniso e Cibele. La danza dei satiri descritta, probabile antenata della nostra tammurriata, si chiama sìkinnis, e si ballava nel naos, il tempio divino. Continuando la storia delle antichissime origini della Tammurriata, possiamo ancor osservare che le danze bacchiche sostituirono, più tardi, in Grecia la sìkinnis. Queste nuove danze, sempre in onore del dio Dioniso, erano costituite dalla elevazione ritmica delle braccia, da piccoli passi e dall’agitazione di tutto il corpo. Tutti questi movimenti servivano alle baccanti ed alle sacerdotesse del Dio per giungere a furore erotico. La danza delle baccanti o menadi, cioè delle donne seguaci di Dioniso, era detta turbé, una danza fortemente oscena eseguita di solito durante i riti auspicanti fecondità. Un’altra danza rituale greca, eseguita dai giovani durante la vendemmia e caratterizzata anch’essa da un’azione mimica, è detta epilenios; il suo movimento gioioso ed estatico, cadenzato dal ritmo della cetra e dal suono delicato delle tibie (strumento musicale a fiato in osso), si può rilevare in alcune movenze tammorrare. Con questa ritualità mimetica sono rappresentate tutte le azioni svolte dai vignaioli durante il periodo della vendemmia. Tra le danze allegre appartenenti al genere teatrale, bisogna ricordare soprattutto la kordax; quest’ultima appartiene al genere della commedia greca di tipo orgiastico ed è caratterizzata da movimenti eccitanti, in particolare dal movimento turpe dei fianchi.

I significati e le usanze della tammurriata

Rappresentazioni della danzaRappresentazioni della danza

Rappresentazioni della danza

La tammurriata è una danza a coppia, ed esprime rappresentazioni rituali che non riguardano mai il quotidiano, quanto, piuttosto, tutto ciò che il quotidiano nega e reprime. Non deve, quindi, essere associata alla tradizionale danza d’amore, cosa che invece può rappresentare la tarantella. Il ballo r’ ‘e campagnole, ossia il ballo dei contadini, è costituito da una gestualità ritualizzata che, nel momento collettivo, assume un significato simbolico e magico. I suoi gesti possono essere spontanei, derivati da gesti che si effettuano durante il lavoro quotidiano nei campi o in casa, come l’atto del vangare, setacciare la farina o spezzare i maccheroni, oppure imitazioni degli atteggiamenti degli animali come il volo degli uccelli e le gestualità tipiche dei gallinacei. Quando la musica comincia a scandire il suo tempo, tra i potenziali ballatori, attraverso un gioco di sguardi avviene la ricerca del partner, poi l’incontro tra i due ed, infine, la formazione della coppia di ballerini. Nella prima fase del ballo sembra che i due danzatori cerchino la giusta intesa tra loro ed assaporino bene il ritmo della tammorra, sul quale poggia anche il canto, e ballando, cominciano anche a saggiare il loro rapporto con lo spazio. In questo momento di ricerca i due esprimono la loro volontà psicologica di possedere un proprio spazio entro cui agire protetti sia dalla barriera che si è venuta a creare tra la coppia sia da quella formata dagli astanti i quali, a loro volta, sono sempre dei potenziali partecipanti alla danza stessa visto che potrebbero intervenire in ogni istante. Durante l’esecuzione della tammurriata, infatti, non esistono attori e spettatori, non vi sono barriere tra i partecipanti alla festa, né esistono palcoscenici, ma si formano spontaneamente dei cerchi con tutti i presenti all’interno nei quali si fondono, in un tutt’uno, suonatori, cantatori e spettatori. Il cerchio simboleggia la volontà umana di sfuggire il tempo canonico, si tenta, attraverso di esso, di fermarlo almeno per quel momento di festa. Il duro vivere quotidiano viene così dimenticato ed esorcizzato. Il cerchio formato dagli spettatori serve a potenziare le energie umane dei partecipanti alla tammurriata; nel suo interno la danza si svolge regolarmente sempre sulla ritmica dello schioccare delle castagnette, tenute in mano un po’ da tutti tra gli sguardi fissi e reciproci dei ballatori. In alcuni momenti di spontaneo eccitamento, però, la frase musicale che segue la scansione ritmica dei versi del cantatore, tende a stringere gli accenti; in questo momento uno dei due danzatori comincia ad assumere un ruolo aggressivo di evidente atteggiamento amoroso o di sfida, assecondato o scacciato dall’altro. Quest’ultimo può allora indietreggiare, perché incalzato dal compagno o dalla compagna, oppure decidere di accettare il corteggiamento o il duello. Questa fase del ballo è la più coinvolgente e frenetica ed è chiamata rotella o vutata. La vutata è dunque il simbolo della sfida o dell’accoppiamento, ma può risultare da parte della donna un rifiuto dell’uomo che la sta corteggiando; la coppia, allora, si può spezzare ed in questo momento può entrare, per formare una nuova coppia, un altro personaggio, come nuovo potenziale corteggiatore. In questa fase si modificano anche la ritmica e la parte cantata, infatti la tammorra batte in uno, il cantate canta su una nota sola molto prolungata, o aggiunge dei versi più brevi per seguire i due danzatori che girano su loro stessi quasi incatenati. In questo momento della vutata si assiste alla totale liberazione ad allo sblocco di tutte le tensioni muscolari. Nella girata l’andamento della danza, nella maggior parte dei casi, è antiorario. Il canto può essere eseguito da un solo cantatore o da più cantatori che, intervenendo in alternanza, danno origine a un dialogo che a seconda delle circostanze e dei contenuti viene ad assumere significati diversi. Il linguaggio, che a volte appare quasi oscuro ed onirico, si fonda sull’espressione di “segni” che andrebbero letti in un’ottica magico-religiosa che nell’originario tessuto culturale, erano funzionali al momento della ritualità collettiva. Le figure richiamate nel canto si riferiscono alla donna quale innamorata o la “bella figliola” a cui si anela, oppure fanno riferimento a episodi quotidiani connessi a vicende dai tratti irreali che invece, ad una analisi più attenta, si rivelano cenni che rimandano a contenuti ben più profondi legati a valori e ad un immaginario dalla funzionalità collettiva.
La tessitura del canto maschile in genere si sviluppa in un registro molto acuto, mentre quella del canto femminile è spesso più centrale. Inoltre, per l’articolazione della tammurriata, sono di particolare rilevanza quei procedimenti caratteristici di variazione costante del materiale melodico e testuale dovuti alla fantasia inventiva e alla conoscenza da parte del cantatore dei codici espressivi del linguaggio tradizionale autentico.

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A partire dal mese di Novembre 2013, al Circolo Roma, iniziera’ un seminario di tammurriata con incontri bimensili. Sara’ possibile imparare i passi di questa bellissima danza, la sua storia e le sue origini. Vi aspettiamo il 23/11/2013 presso CircoloRoma İstanbul per il nostro primo incontro ( www.circoloroma.com). Per maggior İnformazioni potete contattare e scrivere a: taraksu12@hotmail.com oppure info@circoloroma.com

 

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