La mia Istanbul

La mia Istanbul: quell’amore che non finisce

Sono stati due anni difficili per tutti. Iniziamo questo 2017 con speranza, ma anche con preoccupazione. C’è poco da fare, se non farci forza e condividere. L’ha voluto fare Sibilla, che ricorda la sua Istanbul di bambina, e fa gli auguri a quella futura!

 

Ho davanti agli occhi due immagini di Istanbul, una in bianco e nero l’altra a colori.

Quella in bianco e nero rappresenta la mia Istanbul, quella di quando ero piccola. Quella città cosmopolita, così immensa, divisa tra Asia ed Europa, dove il ponte che univa i due continenti era uno soltanto, ovviamente sempre trafficato! Quella Dove i dolmuş non erano dei pulmini gialli ma dei Dodge, Chevrolet, Buick …Quella dove le persone erano tante, ma vi era ordine e soprattutto più rispetto. Quella dove non c’erano donne a capo coperto vestite di nero (con tutto il rispetto anche per loro), ma semplicemente donne coperte con dei foulard semplici ed eleganti. Quella dove l’aeroporto di Atatürk era piccolo, la metà anzi forse anche meno di quello che è adesso. E con questo il ricordo di mio nonno che ci portava all’aeroporto la mattina alle 4 anche se il volo di rientro a Milano era alle 10. Eh si, perché la confusione era tanta e le code strane ed infinite.
Istanbul: una città dove potevi girare serenamente, visitare il centro del suo cuore Sultanahmet, il Gran Bazar, il Bazar delle spezie, moschee e musei. Dove le passeggiate sul lungomare mare non erano accompagnate dal caffè dello Starbucks, ma da un te e la ciambella çay e simit. E poi il bello dei traghetti i vapur che ti accompagnavano da una sponda all’altra e non solo. Si perché si andava anche alle isole, e mentre viaggiavi venivi accompagnato dai gabbiani in volo. I grandi grattacieli non esistevano ancora, la politica era diversa, forse i politici più saggi, ma sopratutto il popolo portava ancora rispetto alla figura di Atatürk e credeva ancora in lui nonostante non fosse più in vita. Un paese dove mancavano forse ancora tante cose.

Foto dal traghetto, Istanbul
Istanbul una città dove sono cresciuta nonostante io sia nata a Milano. Era sempre tanta la voglia di andare a trovare i miei nonni ed i miei amici sin da quando ero piccola. Poi un giorno all’età di 22 anni decisi di trasferirmi ad Istanbul. Ho vissuto in questa città per quasi 10 anni, durante i quali ho imparato a convivere con i suoi tanti cambiamenti, a vivere con lei, al suo passo. Eh si, perché Istanbul la devi saper vivere, altrimenti ti inghiotte e ti porta via! Questa città che vive H24.

Tutto é cambiato perfino i suoi odori. Una città per molti magica di cui tutti ne hanno sempre parlato bene.

Ed eccoci all’ altra immagine, della Istanbul a colori: nuova, moderna, sempre in movimento, con nuove persone, stili di vita nuovi, i suoi locali…Una politica orrenda, tanti problemi e niente più rispetto per nulla, niente e nessuno.
Ho sempre avuto Istanbul nel cuore, la voglia di riviverla, di girarla, il suo cuore, il suo lungo mare, la sua vita notturna…Mi fermo e penso a ciò che é accaduto, penso che forse potevo essere li.. Forse destino…Una persona per me sempre speciale ed importante mi ha riportata in Italia dopo tanti anni.
Non è Istanbul la città cattiva, purtroppo sono le persone che l’hanno resa cosí. Piano piano le stanno togliendo i suoi colori, la sua storia, la sua magia, la sua vita.

Sai Istanbul, non so se riuscirò a muovere nuovamente i miei passi verso di te, ma grazie per avermi dato la possibilità di conoscerti, di avermi accompagnata per la mia crescita. Mi hai regalato tante cose, tantè emozioni! Mi spiace che mio figlio non potrà forse conoscerti tanto bene.  Ora molte cose stanno ti stanno accadendo, ma per me sei importante per i miei ricordi di tutta una vita.

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