Francesca Pacini La mia Istanbul

Intervista con Francesca Pacini: La Mia Istanbul, un viaggio

Il mese scorso Francesca Pacini era al Circolo Roma per presentare il suo libro “La Mia Istanbul”, nella città che lo ha ispirato. Alla presentazione non eravamo troppo affollati. È stata una cosa intima, con spazi per il confronto e la discussione. La Istanbul di Francesca è un viaggio, un tuffo a immersione, con tutte le sue conseguenze. Che poi questa Istanbul, si sa,  è una cosa diversa per ognuno di noi.

Francesca, raccontaci, come è nato questo libro? 

In realtà non pensavo di scrivere questo libro. Ho fatto l’agente letterario per anni, per questo, forse, non avevo voglia di scriverne uno io stessa: quando leggi in continuazione i testi di autori che aspirano alla pubblicazione, ti rendi conto che sono più le persone che  vogliono scrivere di quelle che vogliono leggere. Risultato: pessimi lettori, pessimi scrittori.  Scrivo articoli, anche lunghi, ma non pensavo a fare di Istanbul un libro. Una sera raccontavo a una mia amica di questa città che mi ha rapito, fin dalla prima volta. Non mi sono mai riuscita a separare, ci sono sempre tornata, in continuazione. La mia amica, e collega, è rimasta colpita da ciò che le raccontavo, da come lo raccontavo, e mi ha detto “Tu devi scriverci un libro, su questa città”. Mi ha portato da un editore che era alla ricerca di libri sui luoghi. In realtà voleva che scrivessi una guida turistica, ma io ho fatto in modo di evitarlo, non era una cosa che mi apparteneva. Gli ho risposto che potevo raccontare un viaggio. Porto avanti un discorso di sensazioni, di emozioni, ho scritto il libro proprio d’istinto. È il frutto di due anni di vagabondaggi da sola, ma  non è una guida. Questo è il mio viaggio. Sono andata seguendo “il destino”, fiutando le direzioni del vento, ed è stata un’avventura bellissima.

Cosa sapevi di istanbul prima di venire e cosa ti aspettavi?

Mio padre ci era stato tanti anni fa, e da allora le immagini dei tramonti e dei minareti si sono fissate nella mia memoria d’infanzia.  Istanbul, un luogo da visitare, un mistero da penetrare. Avevo visto anche un film, “Hamam”, che mi aveva molto colpito. In  alcuni luoghi di Istanbul ho incontrato le stesse atmosfere ed è stato bello ritrovarle, vedere come il tempo (il film è di una ventina di anni fa) non è riuscito a scalfirle. Devo dire una cosa: io ho iniziato ad informarmi solo dopo il primo viaggio. Conoscevo la storia a grandi linee, ma non mi sono progettata  il percorso con la mappa, perché volevo camminare seguendo il percorso del vento, come dicevo. Sicuramente Istanbul mi ha sorpreso con la sua modernità, anche se la cosa che mi ha incuriosito di più sono le sue tradizioni.

Cosa ti ha colpito di Istanbul?

Quando viaggi, il bello è vedere il diverso, l’altro a te.  E a Istanbul c’è tutto. E’ una città di contrasti, di opposti. Ma la cosa che mi ha colpito di più è il suo stare sulla frontiera. A me affascina sempre il bilico tra i mondi. In fondo, la realtà è sempre su un crinale che sta tra due cose, due opposti. Quindi Istanbul diventa anche la metafora dell’esistenza. I posti ci attirano o ci respingono, a seconda di come siamo. Istanbul non innamora tutti. Alcuni amano la parte moderna, altri le parti più tradizionali. Io le ho amate tutte, ovviamente con meno corrispondenza per la parte moderna: i palazzi moderni, gli shopping center… non mi dicono niente. Li posso trovare ovunque. Amo invece le atmosfere particolari, quelle che trovi solo in posti specifici. Poi, Istanbul è piena di contraddizioni. Come la vita. L’unica cosa che mi disturba un po’, della Turchia, è un certo nazionalismo, a volte davvero esasperato.

A chi consiglieresti questo libro?

Consiglierei questo libro alle donne, perché viviamo ancora in un mondo di pregiudizi. Le donne hanno paura di viaggiare da sole. Invece viaggiare da sole insegna molto. Se poi la destinazione è un posto come Istanbul il viaggio si trasforma in qualcosa di veramente interessante. Consiglio questo libro soprattutto alle anime che non si riconoscono nelle cose del mondo e che vogliono sempre guardare un po’ più in là, oltre i confini previsti. Consiglio questo libro a quelli che non vogliono fare i turisti classici. Perché non mi stanco mai di andare? Perché ogni volta  è uguale e diversa, questa città. Bisogna vedere delle cose vecchie con occhi nuovi, si dice. Invece spesso vediamo cose nuove con occhi vecchi, purtroppo. E questo pregiudica i viaggi. Mi piace, comunque, andare anche nelle zone turistiche e togliere quella irritante patina di plastica, grattando via la superficie. Come negli hamam. Sono turistici, ormai, ma queste antiche costruzioni racchiudono millenari segreti di confidenze, abluzioni, gesti persi nel tempo… Basta ascoltare. Ascoltare bene. L’altro consiglio utile è quello di lasciare andare le cartine. Buttatele via, e tuffatevi nell’ignoto. Allora, in quel momento, navigherete davvero.

 

Francesca Pacini è giornalista e lavora nel settore dell’editoria e della comunicazione dal 1995.

Per saperne di più sul libro, sull’autrice e i suoi progetti seguire i link: www.lamiaistanbul.com www.editoriaescrittura.com

 

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