Elisabetta, cantante toscana a Istanbul

Intervista con Elisabetta, cantante toscana a Istanbul

Con ormai quasi un anno di vita a Istanbul alle spalle, Elisa si destreggia tra concerti e lezioni. L’ho conosciuta grazie a uno dei suoi concerti a Kadıköy, al Gitar Cafè, dove suonava con il suo ragazzo e altri due musicisti. Elisabetta è cantante, il ragazzo suona il violoncello e come ospiti avevano un chitarrista e un bassista. Colpita dalle sue melodie, una volta finito il concerto le ho chiesto di incontrarmi e raccontarmi la sua esperienza a Istanbul.

Elisabetta ha 30 anni, nata tra le campagne di Firenze e si è laureata al DAMS e al Conservatorio.

Come sei finita a Istanbul?

Stavo vivendo a Bologna, dove lavoravo e continuavo i miei studi di canto. Ho vissuto dieci anni in quella città, e nonostante la adori  sentivo il bisogno di cambiamento. Sentivo di avere bisogno di un luogo più internazionale e più grande. Perciò ho aperto la cartina e ho guardato quale potesse essere la città più grande nei paraggi, o almeno al di qua dell’oceano. In realtà volevo andare negli Stati Uniti, però rimaneva un po’ fuori mano insomma…
Ho cominciato a chiedere informazioni, un mio amico turco che viveva a Bologna, mi sono incuriosita. Ho pensato fosse la città più adatta per il tipo di esperienza che volevo.

Com’è stato l’impatto con la città?

Avevo chiesto ospitalità ad un mio amico per qualche giorno, credendo che Istanbul fosse un po’ come Bologna e che in qualche giorno me la sarei cavata. Invece ovviamente mi ci è voluto quasi un mese. Cercare casa è stata un’esperienza buffissima, ne potrei scrivere un libro. C’è chi mi aveva preparato la pasta sapendo che un’italiana sarebbe andata a visitare la casa, uno che alla fine mi ha offerto di dormire lì gratis e riposarmi se ero stanca, altre ragazze che volevano farmi il trabocchetto di spostarsi in due in una stanza giusto per farsi un po’ di soldi…insomma è stata un’avventura divertentissima. Alla fine ho trovato casa a Moda e un lavoretto a Pronto Italia. Poi ho iniziato ad entrare nel mondo dei musicisti.

Che ambiente è Istanbul per i musicisti?

C’è una cosa molto bella di Istanbul, che è che i musicisti ti chiamano. Vengono al tuo concerto, ti sentono sul palco e se gli piaci poi ti contattano per chiederti di fare cose insieme.
In primavera sono stata invitata ad un festival di musica improvvisata e nel periodo seguente ogni sera ero in un concerto diverso a fare un’apparizione. Poi ci sono cose diverse, per i concerti nei locali pagano un po’ meno che l’Italia. In compenso il pubblico, che solitamente qui paga il biglietto, è molto attento, rispetto a Bologna, dove suoni in dei posti dove nessuno ti ascolta. Poi ho anche iniziato a suonare per strada con il mio ragazzo Uygur.  Non l’avevamo mai fatto ma qui è una cosa molto naturale. È stata un’esperienza bellissima: all’inizio eravamo timidi, ma poi ci siamo accorti di riscuotere successo e ci siamo fatti un po’ di coraggio. Abbiamo iniziato a guadagnare soldi, a vendere CD.  Perciò sicuramente direi che per la mia esperienza Istanbul è stata molto accogliente, anche per la mia carriera da musicista.

Eri qui durante Gezi Park? Come ti sei sentita?

Ero qua all’inizio e stavamo ancora suonando in strada. Improvvisamente è stato il caos. Sarei voluta rimanere, ma dovevo finire la tesi e ho deciso di tornare in Italia. Uygur che è violoncellista e improvvisatore, mi ha raggiunta più tardi e abbiamo portato Gezi Park in Italia: abbiamo preparato una performance itinerante con brani di protesta turchi e italiani. L’abbiamo messa su perché era la nostra storia. Noi suonavamo in strada e all’improvviso non era più possibile. Era pericoloso. Avevamo il “palcoscenico” invaso dalla polizia. Abbiamo montato la performance con le registrazioni dei TG, le barricate, i video e le foto delle proteste. Abbiamo portato lo spettacolo anche al Teatro Valle. Uygur, faceva già performance durante Gezi nei punti caldi, con la maschera antigas e l’elmetto. È finito anche sui giornali, turchi e stranieri.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Mi piacerebbe fare un dottorato. Già dietro ai miei concerti c’è tutto un lavoro di ricerca etnomusicologica. Sono andata a ricercare brani della vita quotidiana, ninnananne, serenate, brani di antica tradizione, memoria cantata. Questo è essenzialmente il mio campo.  Per adesso rimarrò almeno un altro anno a Istanbul e inizierò a guardarmi intorno. Poi vedremo!

 

Per seguire da vicino i lavori di Elisabetta: www.elisabettalanfredini.com, www.sivocifera.it

Questa è la performance di Elisabetta e Uygur sul movimento di resistenza di Gezi Park:

Leggi le altre interviste degli italiani che lavorano a Istanbul!

 

 

 

 

 

 

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