Casa occupata Istanbul

Dopo Gezi: Centro Sociale Don Kişot a Kadıköy

Dall’Italia chiedono spesso se tutto quello che è successo a Gezi si sia risolto in una pace ritrovata. Dal momento che si sono spenti i riflettori sulla Turchia non si hanno più notizie di quello che sta succedendo e le rivolte di giugno sono considerate da alcuni come l’ennesimo tentativo fallito di cambiare la situazione. Questo errore di valutazione spesso si produce nel momento in cui le aspettative riguardano un cambiamento radicale e simultaneo dal punto di vista politico e nel momento in cui non avviene ci si convince della sua inutilità.

Stando in Turchia invece ci si rende facilmente contro quanto le conseguenze di Gezi siano attive e presenti nella società, a volte non solo nella predisposizione mentale ma anche attraverso decisioni e scelte pratiche. Un esempio tra tutti è quello del Don Kişot, la prima occupazione a scopo culturale che sia mai avvenuta in Turchia. Il progetto del Don Kişot è venuto in essere durante le giornate di Gezi come un’idea e una necessità e solo dopo l’estate ha trovato la sua effettiva sede. Per l’occupazione si è scelto uno stabile inutilizzato da più di 15 anni in un quartiere conosciuto come Yeldeğirmeni, nella parte asiatica di Istanbul. Il nome del quartiere che in italiano si può tradurre come ‘mulino a vento’ giustifica anche  la scelta di utilizzare l’immagine della battaglia di Don Kişot.
L’idea dell’occupazione si pone anche in contrasto con i progetti urbanistici che sono stati fatti nella città e che continuano a modificare in maniera irreversibile il suo panorama. Infatti una delle problematiche che maggiormente colpisce la quotidianità degli abitanti di Istanbul è la repentina privatizzazione di spazi pubblici tale da aver portato ad una scomparsa quasi totale di luoghi di riunione e svago che appartengano alla popolazione. È proprio da questa mancanza che si è scelto di cominciare un progetto come quello del Don Kişot. L’idea alla base dell’occupazione, al di là della riappropriazione di uno spazio abbandonato che possa diventare la sede di un nuovo concetto d’incontro, è quella di continuare un discorso che sia di sostegno e di solidarietà per tutti coloro che si battono attivamente per un tipo di società più giusta e egualitaria.

Nel Don Kişot vengono organizzati periodicamente mostre, incontri, dibattiti e attività che riguardano sia Istanbul che il resto del mondo. Infatti sin dai primi giorni è risultata essenziale la partecipazione della comunità straniera che ha contribuito al progetto e ha mantenuto una rete di collegamenti con le più grandi città europee. Per facilitare la comprensione dei più importanti avvenimenti che riguardano la nazione viene organizzato una volta ogni due settimane un incontro in lingua inglese volto a coinvolgere il più possibile coloro che non comprendono il turco (solitamente il giovedì).
Oggi i lavori pratici per rendere agibile lo stabile stanno continuando. Poche settimane fa è stato organizzato un concerto di finanziamento per il rifacimento del tetto e grazie alla partecipazione di molti ragazzi sono state coperte tutte le spese necessarie. La risposta e l’attenzione che gran parte dei giovani hanno dimostrato nei confronti di questa iniziativa lasciano ben sperare per una sempre maggiore partecipazione a progetti del genere. Infatti oltre alla necessità di ricreare dei punti d’incontro come il Don Kişot, l’interesse nei confronti di queste attività riguarda il tentativo di riappropriazione da parte della popolazione non solo dei numerosi edifici abbandonati della città ma, più in generale, dell’idea stessa di partecipazione attiva.

 

Per seguire le attività del centro sociale Don Kişot e sostenere le iniziative mettete un like sulla loro pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Yelde%C4%9Firmeni-Dayan%C4%B1%C5%9Fmas%C4%B1/528077567285379?fref=ts

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