Antonello, Rosaria e gli altri partner di "Greetings from Alghero"

Antonello, dalla Sardegna a Istanbul andata e ritorno.

Ho incontrato Antonello e sua moglie Rosaria durante uno degli incontri tra italiani che abbiamo organizzato a Kadıköy tra italiani. Erano appena arrivati, ma già si capiva che si sarebbero trovati a loro agio nella città. Oggi, a distanza di quasi un anno e mezzo, posso raccontare la loro storia tramite le parole di Antonello. 

Cosa vi ha portato a Istanbul?

La necessità di cambiare aria in Italia, la voglia di mettersi in gioco dal punto di vista lavorativo. Prima di partire, mi sentivo ancora uno studente dopo 4 anni di lavoro. Volevo vedere se ero capace di fare qualcosa con le mie gambe e Istanbul è stato il luogo perfetto dove scappare e confrontarmi con le mie capacità. Io e mia moglie ci siamo sposati e abbiamo iniziato a pensare a dove potevamo andare. La meta più probabile era il Sud America. Poi un mio collega di università che già lavorava a Istanbul mi ha proposto di lavorare nel suo studio. Io e mia moglie abbiamo preso la palla al balzo, abbiamo chiuso le valigie e siamo venuti. Poi quell’opportunità nello studio del mio amico non è andata a buon fine, ma è stata comunque un ottima scusa per venir via.

 Cosa ti aspettavi da Istanbul?

Non mi aspettavo niente. Sapevo soltanto che era una nazione in crescita impiantata su un’entità con una cultura storica enorme e le due cose non erano facili da capire da fuori.

E ti ha sorpreso ciò che hai trovato?

Istanbul continua a sorprendermi ogni giorno. È una città che non conquisti mai al 100%. Ogni tanto ti sembra una donna disponibile che quando vai a dargli un bacio si rifiuta, altre volte sembra invece una donna che ti rifiuta per lungo tempo e poi quando stai  per andartene ti fa l’occhiolino

 Cosa hai fatto durante il tuo soggiorno Istanbul?

Principalmente ho messo in gioco la mia italianità e il mio ottimismo, in un contesto che mi richiedeva questo. È stato piacevole riuscire a vendere dei pregi che in Italia non vengono quasi mai apprezzati. Ho collaborato come architetto in diversi studi.

Ho concluso con un lavoro mio e questo mi ha dato molta soddisfazione. Sono riuscito in un solo anno ad avere la soddisfazione di portare avanti un progettino del tutto mio. Insomma un po’ come l’occhiolino di cui vi parlavo prima.

 Che tipo di progetto?

Un investimento dall’Italia. Tre soci molto avventurosi che intercettando la necessità di Istanbul di avere una pizzeria italiana che offrisse la pizza così come viene al settentrione, al trancio, hanno deciso di mettersi in gioco. Mi contattato e poi mi hanno dato completa fiducia per realizzare la pizzeria, al quale ho lavorato molto e che è stata  realizzata in pochissimo tempo, esattamente 2 mesi tra contatto e l’apertura del locale.

 Come ti sei trovato a Istanbul dal punto di vista lavorativo?

Lavorare a Istanbul mi ha dato la possibilità di riconquistare un po’ di autostima nel campo lavorativo. Io e mia moglie siamo arrivati entrambi senza niente e in poco più di un anno abbiamo fatto tanti colloqui, abbiamo iniziato tanti lavori, tanti ne abbiamo anche persi. Quello che in Italia ci sarebbe accaduto in 10 anni.

Io mi sono trovato particolarmente bene a lavorare con i turchi. Essendo italiano sono stato coccolato anche quando mi sono trovato a gestire un cantiere tramite una lingua che non conoscevo. Lavorare con turchi non è facile, ma anche lavorare con italiani non è facile, ma siamo due culture che si sanno venire in contro.

C’è un po’ di difficoltà nell’inserirsi del lavoro a seconda del genere. Rosi, mia moglie, è ingegnere, un ruolo tipicamente non associato alle donne, ed ha avuto più difficoltà di me a trovare lavoro. Molto spesso chiedevano spiegazioni su cosa facessi io e sul perché non lavorassi con lei, credo questo renda l’idea.

 Cosa stai facendo adesso?

Siamo rientrati in Italia perché mia moglie ha ricevuto un’offerta di lavoro in Sardegna. Inoltre abbiamo un progetto in corso qua. Stiamo coltivando una cooperative, Greetings from Alghero,  con mia moglie, la nostra coinquilina di Istanbul e sua sorella. Si tratta di un progetto che si occupa di cultura, di arte e di promozione del territorio. Stiamo affinando gli aspetti burocratici e a breve partiremo con le prime attività. Organizzeremo residenze per artisti, durante I quali gli artisti svilupperanno l’immagine promozionale di Alghero o da altre destinazioni. Vorremmo dargli respiro internazionale. L’obiettivo è cambiare la mentalità della gente del posto, tramite il guardarsi dall’esterno. Nel frattempo la cooperative offrirà servizi di mentoring e organizzazione di eventi e mostre per gli artisti. Allo stesso tempo, forniremo anche servizi a terzi per eventi e place marketing. In tutto questo la mia esperienza in Turchia ha dato un grande contributo. Mi sono riportato dietro tutto l’ottimismo e la sfacciataggine che ho imparato in questo anno di lavoro a Istanbul.

 Qual è la difficoltà più grande che hai incontrato?

La lingua è sicuramente la cosa più difficile di Istanbul, ma è colpa anche mia che non l’ho studiata. Culturalmente non ci sono grandi difficoltà. Mi sembra semplicemente che sia una delle tante facce del mediterraneo. Non mi son trovato scomodo con la loro cultura, semplicemente fuori da tutta la loro storia.

 Qual è il tuo posto preferito a istanbul?

Ho vissuto sia a Cihangir, che a Kadıköy che a Moda. Uno dei miei luoghi preferiti è proprio tra l’Asia e l’Europa: il traghetto. A me piace tanto quel tratto, anche se faceva perdere mezz’ora della mia giornata. È proprio la sensazione che mi dona. Io sono isolano, per me il mare è importante. A Istanbul, quando ti stanchi dalla città, e quello è l’unico punto in cui ti distacchi e la guardi con una certa comprensione. È l’unico momento che guardi la città da fuori e ti accorgi che stai vivendo lì.

 Pensi di tornare a vivere a Istanbul?

Quando mi chiedono se mi sono trasferito definitivamente in Italia io rispondo “fino a prova contraria”. Per adesso la “prova contraria” non è arrivata, ma non si esclude niente.

Antonello Ragnedda, 33 anni, è laureato in Belle Arti e architettura. Ha vissuto e lavorato in giro per l’Italia e a Barcellona. È appena tornato in Italia dopo un anno di esperienze lavorative a Istanbul.

La pizzeria progettata da Antonello si chiama Al Trancio e si trova su İmam Adnan Sokak No. 11 a Beyoğlu (traversa di Istiklal). La sua cooperativa si chiama Greetings From Alghero, vincitrice del bando Culturability.

Leggi le altre interviste degli italiani che lavorano a Istanbul!

 

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